cosa non è

Nei miei dieci anni di professione in questa specifica specializzazione, ho ricevuto delle grandi soddisfazioni nell’osservare la specificità e la genuinità dell’approccio bioenergetico. Spesso purtroppo affiancate da racconti di persone, che hanno avuto la sfortuna di fare esperienze con pseudo colleghi (che raccontano di utilizzare la tecnica ma non hanno la formazione e soprattutto il cuore per utilizzare tale strumento).

Le domande che ricevo sono sempre le stesse, a volte anche da persone in percorso di analisi con psicoterapeuti contrari alla metodologia della bioenergetica, a loro volta mal informati sulla metodica, o purtroppo spesso,  per loro incapacità di saper gestire durante l’analisi,  le emozioni  provenienti dal corpo che il paziente riporta.

Un po’ arrabbiata per tutto questo,  ma anche  per rispetto di chi invece lavora con serietà e professionalità nell’ambito, ritengo sia doveroso sottolineare cosa non è la bioenergetica, in modo da lenire confusioni e distorsioni di pensiero.

La bioenergetica è prima di tutto una modalità osservativa del corpo per riconoscere tensioni, caratteriotipo,  e somatizzazioni attraverso i muscoli, le forme, i tessuti, il livello energetico e comportamentale. Tale modalità osservativa, basata sui principi teorici di Alexander Lowen, è seguita da una modalità applicativa specifica al bisogno riconosciuto attraverso l’osservazione stessa dell’individuo. Per cui nella bioenergetica prevale la persona e non la tecnica

La bioenergetica non è solo una forma di psicoterapia, ma un insieme di interventi teorici e tecnici fondati su un  livello  di osservazione del corpo anche durante l’evoluzione del percorso e pertanto condotti sempre più  con la giusta modalità specifica della metodica.

Nella bioenergetica viene prima e al centro di tutto, la persona nella sua capacità di contatto con la realtà e di limiti energetici, e dopo la tecnica.

Spogliamo la  bioenergetica da questa visione di teatralità catartica in cui  l’urlo o il calcio sono gli unici fondamenti e principi di Lowen. Il fine essenziale della bioenergetica è prima di tutto quello di radicare la persona in se stessa, ridargli il contatto con la realtà, agevolargli  l’espressione delle proprie risorse, capacità che, per farle emergere,  bisogna prima di tutto   drenare  l’emozione repressa. Il contatto con la sua rabbia o disperazione deve  avvenire quando il corpo è pronto per sostenere tale espressione, senza lasciarlo schizzato o impaurito.

Quanto è utile la teatralità? Stile eccentrico in cui non si capisce se  la catarsi o  l’urlo siano  la cosa giusta in quel momento  per quella persona o per quel gruppo, o se servano solo  al nutrimento dell’ego del conduttore. Ma non è solo questo la bioenergetica secondo il principio di Lowen.

L’urlo o la catarsi, sono bisogni del corpo quando un livello energetico pulsante dell’emozione  contatta una resistenza tensiva. L’utilizzo della voce  diventa strumento di aiuto per alzare il livello energetico,  per portarlo a disposizione di quella tensione da sbloccare, pertanto la catarsi è la fase fisiologica terminale di una repressione emozionale liberata che bloccava un flusso energetico.

Clichè stereotipati nella visione della bioenergetica soprattutto tra i conduttori di classi di esercizi di bioenergetica, rientrano in operatori formatisi o presso corsi spot  non riconosciuti, o per mancanza di esperienza prima personale e poi professionale. Il modo in cui un operatore applica i principi bioenergetici di Lowen, rientrano anche nella propria sensibilità e stile, oltre che cultura, formazione e visione della vita.

Pertanto la conduzione di esperienze di movimento bioenergetico, non deve essere una tecnica direttiva del solo qui ed ora,  ma è prospettiva dove l’altro esperienza il proprio vissuto emozionale integrando il presente con il passato attraverso l’espressione del  corpo  favorendone il suo diritto e piacere di movimento, di assertività, di liberazione delle sue emozioni in un  ambiente contenuto e senza giudizio. Pertanto la bioenergetica è una visione olistica della persona, cercando di integrare la mente (testa),  i sentimenti (cuore respiro) e il piacere e la vitalità del corpo e della psiche.

La bioenergetica non è massaggio estetico da vendere in pacchetti promozionali last minut per incrementare il proprio menù di servizi. Il  massaggio bioenergetico rientra tra le metodiche di approccio corporeo sulla fisiologica capacità di lettura del corpo e delle tensioni strutturatesi, secondo la visione di Lowen. Diffidiamo da  chi dice di fare  uso di tali tecniche, solo per capacità di  scopiazzare da internet o da colleghi che esercitano con la dovuta preparazione. Operatori bioenergetici ci si forma con studi ed esperienze, e non ci si improvvisa.

Si dice che la bioenergetica sia una specie di ginnastica, per cui uguale al pilates o all’attività ginnica?

Con tutto rispetto per tali tecniche altrettanto efficaci, ma non rientrano nell’approccio filosofico, biologico ed energetico della metodologia di Lowen.  Chiaramente alcune esperienze di movimento possono sembrare similari in quanto il corpo per muoversi nello spazio alla fine sfrutta gli stessi muscoli che implicano quel tipo di movimento sia con lo yoga, sia con il pilates o altro, ma l’intenzione e  la modalità del conduttore spaziano su obiettivi differenti e con approcci differenti.

Si dice che la bioenergetica è fanatismo “ Libera le tensioni e sarai felice”

La felicità è inversamente proporzionale con la condizione restrittiva prima di tutto del corpo, poi della mente e poi delle condizioni che portano il corpo a viversi stretto. Sicuramente liberare il corpo dalle tensioni non aiuta a eliminare i problemi che l’affliggono o l’hanno afflitto dandogli l’infelicità, ma sicuramente un corpo energeticamente  più libero,  più forte e pulsante, ottenuto attraverso la crescita personale e con l’aiuto della bioenergetica, si  ravviverà per affrontare la propria infelicità in modo meno distruttivo per sé.

Con questa sintetica chiarezza, per rispetto della bioenergetica, invito coloro che vogliono approcciarsi alla preziosità di tale tecnica, di accertarsi prima di affidare il proprio corpo ed emozioni, valutando il riconoscimento formativo e professionale della persona che li dovrà accompagnare.

a cura della Dr.ssa

Adriana Poliseno


Dott.ssa Adriana Poliseno, laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti, titolare dello Studio Chandra e Bioenergetica Integrata ®Operatrice Corporea ad indirizzo Psicocorporeo Bioenergetico, Counsellor Professional a Mediazione Corporea con metodo “Foucusing”, conduttrice di Classi di Esercizi di Bioenergetica – formatasi presso “SIAB” – Società Italiana di Analisi Bioenergetica, Scuola riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica (Legge 56/89).